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SOLO DUE POSTI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ ALLA SCALA






"E' discriminazione"

Fonte www.affaritaliani.libero.it - Alla Scala di Milano i posti per persone in carrozzina sono solo due. Ce ne dovrebbero essere almeno 12, visto che le norme impongono di ricavare due spazi ogni 400 poltrone e la Scala può accogliere oltre 2mila spettatori. Inoltre dovrebbe destinarne altri 12 alle persone con gravi deficit motori. È quanto sostiene la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha), a cui aderiscono circa 30 associazioni.

"Proprio perché La Scala è un luogo unico e speciale -scrive Marco Rasconi, presidente della Ledha, nella lettera inviata oggi all'ente scaligero-, ci aspetteremmo una maggior apertura al dialogo e una maggior disponibilità per far sì che anche le persone con disabilità possano godere appieno dell'offerta culturale esclusiva che propone". La denuncia di scarsa sensibilità della Scala è nata dopo quanto accaduto a Alessia, una ragazza di 15 anni, tetraplegica, cieca, con un grave deficit cognitivo, che con la classe è andata ai primi di febbraio ad assistere a un concerto.

" Giunti al teatro la Responsabile del coordinamento tra la Scala e le scuole segnala di non essere stata avvisata della presenza di Alessia -scrive la madre che accompagnava la figlia -, e sottolinea la fortuna dovuta al fatto che Alessia è l'unica in carrozzina presente in sala, perché se se ne fosse presentata una seconda, si sarebbero visti costretti, loro malgrado, ad accoglierne una soltanto".

Per motivi di sicurezza vengono fatte accomodare oltre l'ultima fila della platea "su un corridoio in pendenza, lontane dai compagni di classe". Dopo alcuni 'vocalizzi' di Alessia, madre e figlia vengono accompagnate fuori ed invitate a seguire la rappresentazione da uno schermo nel foyer. Il Teatro alla Scala ha risposto alla madre di Alessia, sostenendo che il numero di posti destinato alle carrozzine è in linea con quanto previsto dalle norme. Sull'allontanamento dell'alunna dopo alcuni suoi vocalizzi, Carlo Cella, addetto stampa della Scala scrive: "In un luogo in cui un ascolto concentrato e silenzioso è parte costitutiva dell'esperienza, nessun rumore, commento o suono dalla platea può essere ammesso. E anche questo non rientra in alcuna forma di discriminazione: fa semplicemente parte dei 'codici' cui qualunque spettatore è tenuto al rispetto. Lo impone la difficoltà della musica che alla Scala si propone, lo chiedono in primo luogo gli artisti chiamati a uno sforzo di concentrazione assolutamente fuori del comune, lo possono pretendere tutti gli altri spettatori, che pure hanno un diritto acquisito".

La Ledha contesta le spiegazioni fornite dal teatro milanese. Secondo l'avvocato Gaetano De Luca, l'art. 5.2 del decreto ministeriale 236 del 1989 impone due posti per carrozzina e due per persone con disabilità e con gravi difficoltà motorie ogni 400 poltrone.

Inoltre, "le circostanze descritte dal resoconto della madre evidenziano che tale spazio non era adeguato -scrive il legale nel suo parere tecnico che accompagna la lettera del direttore di Ledha-, in quanto era posto in fondo alla sala (non consentendo una visione insieme ai suoi compagni) ed inoltre presentava una pendenza che non consentiva alla carrozzina di rimanere in una posizione bilanciata e quindi sicura".

Secondo la Ledha si tratta di una vera e propria discriminazione, aggravata dal fatto che Alessia è stata poi costretta ad abbandonare la platea. "Se da una parte è vero che anche una persona con disabilità pur grave è tenuta a rispettare le regole di un teatro e a non pregiudicare l'ascolto e la visione dello spettacolo degli altri spettatori, è altrettanto vero che la condizione di disabilità impone (da un punto di vista sia morale che giuridico) una certa tolleranza e solidarietà -aggiunge l'avvocato De Luca-. Lo spazio di tolleranza cui sono tenuti i consociati va rapportato alle circostanze del caso concreto e va determinato in modo ragionevole. Si rientra anche in questo caso nel concetto di accomodamento ragionevole, imposto dalla Convenzione Onu".

Era uno spettacolo per le scolaresche ed " è difficile immaginare che una platea composta da ragazzi sia riuscita a seguire lo spettacolo rispettando l'assoluto silenzio", sottolinea l'avvocato che conclude: "Si tratta di un classico esempio di comportamento discriminatorio determinato da pregiudizi e paure nei confronti della disabilità".

Per approfondire

Leggi il parere legale di LEDHA

Leggi la risposta del Teatro La Scala

27 marzo 2012

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