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DOMANDE FREQUENTI






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  E’ opportuno che, per la salvaguardia degli interessi patrimoniali e personali di un maggiorenne con disabilità intellettiva e/o relazionale, i propri familiari richiedono una sentenza di interdizione/inabilitazione ovvero di un decreto di nomina di un amministratore di sostegno?
  Può l’amministratore di sostegno, pur in mancanza di apposite indicazioni nel decreto di nomina, stabilire delle restrizioni nei contatti che la persona soggetta ad amministrazione di sostegno ha con i propri familiari? Anche contro la volontà della persona beneficiaria?


E’ opportuno che, per la salvaguardia degli interessi patrimoniali e personali di un maggiorenne con disabilità intellettiva e/o relazionale, i propri familiari richiedono una sentenza di interdizione/inabilitazione ovvero di un decreto di nomina di un amministratore di sostegno?

Il nostro ordinamento non prevede alcun obbligo, a carico dei familiari, circa l’attivazione di uno dei suddetti strumenti di tutela per una persona maggiorenne incapace di provvedere a se stesso. Infatti, nell’art. 404 del codice civile si legge: “La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno,…”. Analogamente le rubriche degli articoli 414 e 415 del codice civile, volti ad individuare i soggetti cui sia opportuno applicare gli istituti rispettivamente dell’interdizione e dell’inabilitazione, sono rubricati “ Persone che possono essere interdette” e “ Persone che possono essere inabilitate”. Pertanto, la famiglia non necessariamente è tenuta a presentare ricorso per ottenere l’interdizione, l’inabilitazione ovvero la nomina di un amministratore di sostegno. Ciò non toglie, però, che Anffas ritiene opportuno che, ugualmente, la famiglia ponga in essere uno dei citati strumenti giuridici, per assicurare la massima protezione giuridica al proprio congiunto incapace di provvedere a se stesso. In caso contrario, la persona incapace di provvedere a se stessa potrebbe porre in essere, fuori dal controllo della propria famiglia e dell’Autorità Giudiziaria, atti o dichiarazioni negative per i propri interessi. Inoltre, per qualsiasi atto o dichiarazione, sorgerebbe, volta per volta, il problema di dover provare la legittimazione a porre in essere gli stessi ovvero ad essere rappresentato da altri. Si ricorda, viceversa, che l’obbligo di presentare ricorso o, quanto meno, di avvisare il P.M. perché si valuti la necessità di un amministrazione di sostegno è posto a carico “dei responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno.” ( art. 406 c.3 cod. civ.)

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Può l’amministratore di sostegno, pur in mancanza di apposite indicazioni nel decreto di nomina, stabilire delle restrizioni nei contatti che la persona soggetta ad amministrazione di sostegno ha con i propri familiari? Anche contro la volontà della persona beneficiaria?

In via generale, l’istituto dell’amministrazione di sostegno è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2004 con l’esplicito intento di fornire uno strumento a favore della persona assistita, non solo per la protezione dei suoi interessi più strettamente patrimoniali, ma anche e soprattutto per gli interessi che investono la sua persona in quanto tale. Il legislatore con tale novità giuridica ha inteso accogliere le istanze di quanti, ormai da anni, chiedevano uno strumento idoneo per la “cura” delle persone incapaci di farlo autonomamente, affiancandole specie nelle scelte esistenziali di tipo sanitario o di accesso a singoli servizi socio-assistenziali. Però, a differenza della tutela, con l’amministrazione di sostegno non si “annulla” la persona da assistere, stabilendo che ogni decisione venga adottata, in sua vece, da altra persona (il tutore). Preminente, infatti, rimane la volontà della persona beneficiaria dell’amministrazione di sostegno, di cui l’amministratore deve, in ogni caso, tenere in debito conto ogni qualvolta intenda agire ovvero decidere per la persona assistita. Tra l’altro, l’affiancamento dell’amministratore deve essere il meno invasivo possibile, permettendo alla persona soggetta ad amministrazione di sostegno di esplicare la propria personalità in maniera libera ed autonoma e col solo limite degli atti e delle decisioni specificamente individuate dal Giudice Tutelare nel decreto di nomina dell’A.d.S., in quanto ritenute, solo queste, difficilmente eseguibili, in piena autonomia, dalla persona beneficiaria. (art. 409 c.c.). Ciò a fortiori allorquando il provvedimento di nomina dell’amministratore di sostegno contenga solo indicazioni di ordine patrimoniale, senza alcuna prescrizione circa eventuali compiti di cura e/o di assistenza morale. Nel caso di specie, sembrerebbe che, nel provvedimento di nomina dell’amministrazione di sostegno non vi sia alcuna menzione di cautele da adottare nell’instaurazione di relazioni sociali o familiari, onde evitare eventuali ripercussioni emotive sullo stato psico-fisico della persona beneficiaria.. Pertanto, non si capisce perché, nel corso dell’amministrazione di sostegno, si debbano porre in essere delle restrizioni nei contatti tra la persona amministrata e tutti o parte dei suoi familiari. Al contrario, dovrebbe essere compito dell’amministratore di sostegno, all’interno del suo compito fiduciario di cura e di assistenza, aiutare la persona beneficiaria a mantenere buoni rapporti con i familiari, i parenti, gli amici e le altre persone che sono sempre ruotate attorno alla persona beneficiaria, affinchè si creino le condizioni più serene possibili per il superamento dei vari problemi che già la patologia da cui è affetta le procura. Qualora si dimostrasse che le restrizioni volute dall’amministratore di sostegno (e non dal Giudice!!) nella vita di relazione del beneficiario determinino una lesione dell’esplicazione della normale vita e personalità dello stesso, si creerebbero i presupposti per la sostituzione dell’amministratore di sostegno precedentemente nominato, in quanto non idoneo a garantire quelle attenzioni di cui lo stesso necessita. La richiesta di sostituzione dell’Amministratore di sostegno andrebbe presentata al Giudice Tutelare, corredata delle motivazioni che l’hanno determinata, secondo quanto disposto dall’art. 413 del codice civile.

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Ultimo aggiornamento al 25/11/2008

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