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di Franco Bomprezzi*
Fonte www.superando.it -
Prima erano solo singole voci, spesso drammatiche. Genitori stanchi, sfiniti,
provati da un'esistenza complicata. In poche parole, veri "portatori di
handicap". La condizione di disabilità dei loro figli - spesso
"eterni bambini", anche quando sono adulti da un pezzo, e magari cominciano
anche loro a invecchiare -, si somatizza nei loro corpi, negli sguardi,
nella voce, nei comportamenti. Poi, lentamente, dalla dimensione
"eroica" e "coraggiosa" (due aggettivi che fanno spesso trasalire le persone con
disabilità, ma piacciono molto ai giornalisti e specialmente ai conduttori di
talk show televisivi), si è passati alla partecipazione, al
mutuo aiuto, alla denuncia , alla
realizzazione di associazioni toste e combattive, piccole e
grandi. C'è ormai una cultura ampia e diffusa, a livello
genitoriale, che riguarda non solo i diritti acquisiti, ma anche le differenze
fra le diverse situazioni di vita. Una consapevolezza, ad esempio,
delle gradazioni di "gravità", che prescinde perfino dalle definizioni di legge,
ovviamente lacunose e datate.
Il 12 maggio prossimo a Roma [il riferimento è
alla nanifestazione denominata "Non siamo un mondo a parte ma una parte del
mondo", N.d.R.], la galassia dei movimenti nati attorno alla protesta
consapevole e civile dei genitori di persone con disabilità si tradurrà
in un'iniziativa che si annuncia ricca di momenti pubblici, destinati a
provocare un forte coinvolgimento, anche emotivo. Lo scopo dichiarato è
quello di smuovere la classe politica, che sembra incapace di fornire
risposte decenti e corrette a richieste precise e motivate di intervento
strutturale, sulla non autosufficienza, sull'interruzione dell'attività
lavorativa, sull'assistenza domiciliare, sui servizi residenziali, sul
cosiddetto "dopo di noi".
Le associazioni tradizionali e i coordinamenti nazionali mi
sembra facciano fatica a collocarsi in questo scenario un po' movimentista, che
del resto corrisponde perfettamente all'attuale situazione politica, o
antipolitica. Si cerca a volte di capire quale sia la consistenza numerica, per
non parlare dell'orientamento politico, la collocazione, gli
schieramenti. Come se la disabilità non fosse sempre e impietosamente
trasversale, sia rispetto alle idee che rispetto ai soldi, alla capacità di
spesa. Si tratta sicuramente di una fase di passaggio, che potrebbe
portare in modo positivo all'impegno sociale e pubblico di energie nuove, che
nascono da esperienze anche pesanti, di tipo personale, ma si inseriscono poi
nel grande fiume delle battaglie per i diritti di tutti, sulla scia dei
principi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Ogni novità comporta dei rischi, e non tutto, a volte, è condivisibile
o comunque coerente con il quadro generale dei massimi princìpi. Ma ho la
sensazione che il più grande errore che si possa commettere - in questo periodo
così oscuro delle politiche di welfare - sia quello di accentuare le
contrapposizioni, che poi diventano, più che altro, "guerre tra poveri". Tipo
genitori di persone con disabilità "contro" persone con disabilità che vogliono
affrancarsi dai genitori, oppure genitori di persone con disabilità intellettiva
che ritengono la loro situazione molto più grave di quella in cui vivono persone
non autosufficienti ma con disabilità solo fisica, famiglie contrapposte ai
singoli, richiesta di servizi residenziali contrapposta a progetti di vita
indipendente; è il Paese che si sta abituando a litigare su tutto,
invece di ascoltare e di accogliere le diversità, le storie differenti, persino
i livelli di elaborazione culturale non omogenei.
Nella storia sociale della disabilità il percorso, lungo e
frastagliato, ha visto passare dalla solidarietà ai bisogni, e dai bisogni ai
diritti. Un percorso non lineare, spesso con arretramenti e giri
tortuosi. Ma un cammino importante, che ci ha condotto, faticosamente, verso una
legislazione positiva che non dev'essere smantellata, neppure da governi che si
definiscono tecnici, e poi magari perdono il senso della dimensione
politica.
I nuovi media, la Rete, i social network, i video di
testimonianza, sono strumenti potenti di condivisione e di suggestione, di
coinvolgimento e persino di proselitismo, attraverso Regioni e territori che
vivono situazioni diverse, ma la comune sensazione che il peggio debba ancora
arrivare, in termini di tagli ai servizi socio-assistenziali. Sono
proprio la continua erosione della speranza, il furto quotidiano della serenità,
il prelievo fiscale dei diritti, a sgomentare le famiglie, e a spingerle fuori
dalle mura domestiche. Ed è forse il momento di prendere coscienza di
queste nuove realtà, niente affatto "liquide", come ormai va di moda dire fra i
sociologi, ma molto solide e concrete.
Prima che i genitori diventino essi stessi, giorno dopo
giorno, "portatori di handicap".
*Direttore responsabile di Superando.it. Il presente testo -
con alcuni riadattamenti al contesto - ne riprende uno apparso anche in
«FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Genitori,
"portatori" di handicap?.
03 maggio 2012
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