Assistenza protesica e integrativa: la burocrazia costa sempre troppo
Tempi
lunghi, eccessiva burocrazia e diritti disomogenei: questi i problemi messi in
luce dal rapporto di Cittadinanzattiva
Fonte www.superando.it -
Per avere a casa una carrozzina elettrica possono passare anche due mesi.
Un Cittadino può arrivare - dalla prescrizione al collaudo di un ausilio
protesico - fino a dieci passaggi presso uffici e sedi dell'ASL o di ditte
fornitrici. E ancora, per un ventilatore polmonare quasi un Cittadino su
cinque (18%) attende solo cinque giorni, ma all'estremo opposto sempre un 18% di
pazienti aspetta oltre i sessanta giorni.
Tempi lunghi, eccessiva burocrazia e diritti disomogenei di
ASL in ASL sono dunque i principali ostacoli per i Cittadini che
necessitano di protesi e ausili per la cura della loro patologia. Parliamo
di soggetti con lesioni di midollo osseo, costretti su sedia a rotella, o
persone che soffrono di incontinenza, portatori di stomie, anziani o allettati
affetti da ulcere cutanee.
A fare il punto sui diritti di queste persone particolarmente
fragili, spesso curate a domicilio, è il Primo Rapporto sull'assistenza
protesica e integrativa, intitolato Percorsi critici, qualità della vita
e buone pratiche, presentato a Roma da Cittadinanzattiva. L'indagine è stata
condotta dall'Agenzia di Valutazione Civica, struttura interna a
Cittadinanzattiva che promuove e sviluppa iniziative di verifica delle politiche
e dei servizi pubblici dal punto di vista dei Cittadini. I dati provengono dalla
compilazione di 212 questionari raccolti nei mesi di aprile e maggio
2011, grazie alla collaborazione di dodici associazioni - di cui dieci
afferenti al CnAMC (Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati
Cronici) di Cittadinanzattiva, insieme all'AISM (Associazione Italiana Sclerosi
Multipla) e all' AISLEC (Associazione Infermieristica per lo Studio delle
Lesioni Cutanee) - e riguardano altrettanti Cittadini residenti in
diciassette Regioni, equamente distribuiti tra le diverse aree geografiche
del Paese.
Accesso all'assistenza protesica e integrativa - L'80%
dei Cittadini interpellati dichiara di avere ricevuto informazioni sui requisiti
per il diritto all'assistenza. Qui è importante sottolineare che, ad oggi,
ben un Cittadino su cinque non è stato in grado di ottenere informazioni.
Inoltre, quasi la metà (48%) giudica almeno buona la qualità delle
informazioni ricevute in merito ai requisiti necessari per accedere
all'assistenza, ma nelle Regioni del Centro l'informazione sull'assistenza è
considerata buona solo dal 30% degli intervistati, mentre il 28% la valuta
pessima o scarsa.
Troppi passaggi per il rilascio e il rinnovo
dell'autorizzazione (specie al Sud) - Il numero di "passaggi" presso gli
Uffici Amministrativi dell'ASL o di altro ente, per ottenere l'autorizzazione
all'assistenza, fotografa una burocrazia ancora poco agile, autoreferenziale,
che grava sui Cittadini o sui loro familiari. Infatti, se prevale la quota
di persone che per ottenere l'autorizzazione ha dovuto recarsi solo una-due
volte presso uffici (40%), è presente un 22% che ha dovuto effettuare
addirittura più di quattro passaggi. Se poi a questa quota si aggiungono
coloro che si sono spostati tre-quattro volte (22%), emerge un quadro
preoccupante di una metà circa di rispondenti che si vedono "rimpallati" da un
ufficio all'altro, prima di ottenere il riconoscimento del proprio
diritto. E nel Sud del Paese questo dato sale fino al 70%. Per veder
rinnovata la fornitura, il 37% dei Cittadini ha dovuto recarsi da due a
quattro volte presso diversi uffici, un dato che rivela come, evidentemente,
non dappertutto le procedure formali e burocratiche per tale pratica sono
semplici.
Tempi e qualità incidono sui costi, a carico dei Cittadini
- Durante il periodo trascorso in attesa di ricevere l'autorizzazione, il
25% dei Cittadini, complessivamente considerati, hanno dovuto sostenere dei
costi in proprio, per acquistare o noleggiare i dispositivi di cui avevano
bisogno tempestivamente, e per i quali non potevano attendere i tempi della
burocrazia. Ciò si verifica più spesso al Centro Italia e le spese sostenute
sono a volte molto pesanti: si va dai 35 euro per il noleggio di una sedia a
rotelle, ai 500 per un letto elettrico, sino ai 2.200 per un sollevatore per il
bagno o addirittura 6.000 per una carrozzina elettrica verticalizzante.
Inoltre, a causa della carenza di qualità dei dispositivi erogati, il 13% ha
dovuto sostenere costi aggiuntivi a suo carico. Per i dispositivi con
fornitura periodica, spesso è la quantità ad essere carente: in questo caso,
il 24% dei Cittadini ha dovuto accollarsi spese aggiuntive per
integrarle.
Personalizzazione dell'assistenza - Il 71% dei
Cittadini ritiene che complessivamente l'assistenza nei propri confronti sia
stata adeguatamente personalizzata da parte dell'ASL. Tale dato,
disaggregato per aree geografiche, mostra un'evidente differenza in positivo per
il Nord-Ovest, dove la percentuale sale al 77%.
Tempi troppo lunghi per l'autorizzazione e la consegna degli
ausili - Poco meno di un terzo dei Cittadini (29%) attende
complessivamente - dall'inizio dell'iter autorizzativo fino al momento della
ricezione dei dispositivi - da quindici a trenta giorni e, la stessa quota di
rispondenti, da trenta a sessanta. Per alcuni dispositivi si aspetta troppo
e si rischia di restare in ospedale, anche quando il Cittadino potrebbe
essere curato a casa; è il caso, ad esempio, dei ventilatori
polmonari, per i quali un Cittadino su quattro aspetta oltre venti giorni
per il rilascio dell'autorizzazione.
Tra i dispositivi, la carrozzina elettrica è sicuramente
quella per la quale si aspetta di più, sia per il rilascio
dell'autorizzazione (il 48% aspetta oltre venti giorni) che per la
consegna definitiva (il 20% aspetta oltre sessanta giorni e il 38% fra i
trenta e i sessanta).
Libertà di scelta solo sulla carta? La maggior parte
delle persone interpellate ritiene mediamente funzionali (79%) i
dispositivi ricevuti; la quota di coloro che li ritengono innovativi è del
12%, lievemente superiore a quella di chi li valuta, invece, obsoleti (9%).
Emerge poi che nel 13% dei casi sono stati erogati dispositivi diversi da
quelli prescritti dal medico, percentuale lievemente maggiore di quella rilevata
per l'assistenza protesica. Inoltre, casi di difetti di funzionamento dei
dispositivi sono stati riscontrati dal 15% dei Cittadini. Tra coloro che
hanno ricevuto dispositivi ritenuti non corrispondenti ai propri bisogni, il
32% ha richiesto all'ASL l'erogazione di un'alternativa più adeguata alle
proprie esigenze. Soltanto al 48% dei rispondenti è stata autorizzata
l'erogazione del dispositivo alternativo richiesto, mentre per il 7% ciò è
avvenuto parzialmente (avendo richiesto più di un dispositivo).
Tra coloro ai quali l'ASL ha concesso l'autorizzazione, il
65% ha dovuto comunque integrare la differenza di prezzo. Il 35% dei
Cittadini ai quali invece è stata negata l'autorizzazione del dispositivo
alternativo richiesto, ha dovuto acquistare a proprio carico il dispositivo
necessario.
Dall'indagine presentata a Roma, emerge dunque con chiarezza
che il Servizio Protesi e Ausili delle ASL interviene con una mera finalità
autorizzativa, a valle di una prescrizione emessa da uno specialista. Il
Servizio, in un certo senso, si limita ad "apporre un timbro", ma con tempi e
disagi notevoli per il cittadino.
Il Nomenclatore Tariffario, com'è noto, è fermo al
1999 e quindi non è adattato né alle innovazioni tecnologiche né ai prezzi di
mercato, con la conseguenza di non consentire facilmente l'autorizzabilità di
prodotti nuovi o di prevedere tariffe inadeguate. Per altro, gli stessi
Piani Sanitari Regionali spesso dedicano poco spazio a questo tema, indicando
mere azioni di contenimento dei costi o riportando princìpi generali di
miglioramento dell'assistenza, che non trovano però concreta definizione di
azioni e strumenti precisi, tranne in alcune Regioni più attente, tra le
quali il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia Romagna, la Toscana e l'Umbria.
Da qui scaturiscono, a nostro parere, alcune priorità
fondamentali per rispondere alle esigenze dei Cittadini e del sistema:
rivedere, innanzitutto, il Nomenclatore e l'impostazione rigida della
regolamentazione del settore, con l'aggiornamento e il monitoraggio dei LEA
(Livelli Essenziali di Assistenza) per l'assistenza protesica e integrativa;
definire Linee Guida vincolanti e omogenee sul territorio nazionale, per
regolamentare i percorsi di fornitura di protesi e ausili; adottare una Carta
della Qualità dell'assistenza protesica e integrativa; diffondere infine le
buone pratiche e promuovere l'integrazione.
Per maggiori informazioni
Scarica il rapporto completo di Cittadinanzattiva cliccando
qui
18 luglio 2011
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