Il protocollo d'intesa sull'integrazione socio-sanitaria in Sicilia
L'opinione di Francesco Marcellino*
Articolo pubblicato su www.superando.it -
Nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 13 gennaio scorso è stato
pubblicato il Decreto Presidenziale del 23 dicembre 2011 dal titolo
Approvazione del protocollo di intesa per l'attuazione del Sistema regionale
integrato socio-sanitario in Sicilia.
La pubblicazione contiene in sé già due notizie: la prima - già
ben nota ai cittadini e agli operatori del settore - è che nella Regione
Sicilia deve ancora attuarsi un Sistema Regionale Integrato
Socio-Sanitario; la seconda, che si muovono importanti passi
per un'integrazione socio-sanitaria. E questo è un fervido auspicio per
tutti. La terza notizia, però, è una domanda: come sarà compiuta e cosa
porterà l'integrazione socio-sanitaria in Sicilia?
A questa domanda dovrebbe dare risposta il
"Coordinamento tecnico interassessoriale per l'integrazione socio
sanitaria", previsto dal Decreto Presidenziale di cui si parla, con il
« compito di formulare indicazioni e proposte sulle aree specifiche e
iniziative». Gli Assessorati alla Salute e alla Famiglia e
Politiche Sociali - ricordando che in Disegno di Legge pendente innanzi
all'Assemblea Regionale Siciliana è prevista la "fusione" di essi in un unico
"Assessorato Regionale della Salute e delle Politiche Sociali" - si impegnano a
«voler promuovere su tutto il territorio azioni trasversali sinergiche,
protese all'attuazione di un sistema integrato di interventi e servizi sanitari
e sociali, conformato a criteri di efficacia, efficienza, economicità,
trasparenza e solidarietà e commisurato ai bisogni effettivi e plurimi dei
cittadini siciliani». Il protocollo d'intesa riconosce così di volere
in tal modo superare «la frammentarietà dei due ambiti e, a partire
dalle rispettive competenze», riorganizzare «una architettura
inter-istituzionale che esprima indirizzi unitari di programmazione,
organizzazione e gestione degli interventi».
Le finalità, dunque, sono molteplici. Di sicuro, però, si crede
sia necessario rivedere quei princìpi legislativi - validi ma
vetusti - posti dalle Leggi Regionali Siciliane degli anni Ottanta, così come
dovrebbe darsi più corretta esecuzione a quei princìpi legislativi
nazionali degli anni Novanta e Duemila, che hanno trovato difficile o
controversa applicazione in Regione Sicilia. Così, non sembra irragionevole (ma
anzi assai utile per l'efficienza, l'efficacia e l'economicità, nonché per la
certezza e l'uniformità dell'azione amministrativa), se ciò comporti una
rivisitazione delle modalità di accreditamento dei servizi nel sociale
- ad oggi sostanzialmente demandati ai singoli Distretti Socio-Sanitari
- una rivisitazione dei servizi erogati alle persone e una rivisitazione
della modalità di accesso (integrata) ad essi.
Per questo il suddetto protocollo chiaramente afferma che
«l'integrazione socio-sanitaria si prefigura "l'obiettivo di individuare
una metodologia di programmazione unitaria che, superando la frammentarietà del
sistema, definisca metodi, percorsi e strumenti di lavoro, ottimizzando le
risorse, evitando sovrapposizione e determinando le condizioni per il possibile
valore aggiunto di sistema"».
Si condivide pienamente, pertanto, il suddetto obiettivo. Non
vi è dubbio, infatti, che sia mancata ultimamente una programmazione
unitaria o, quanto meno, sia stato assai complesso raggiungerla. Così
come non vi è dubbio che il sistema sia stato estremamente frammentario,
a discapito di efficienza, efficacia, imparzialità e buon andamento dell'azione
amministrativa e, quindi, della quantità e qualità di servizi erogati
alla cittadinanza. Ma sarà possibile raggiungere l'integrazione socio-sanitaria
solo se (e se prima) si attuerà l'accesso ai servizi attraverso un
canale unico, basato sulla valutazione multidimensionale del bisogno, tramite la
stesura di una progettazione individualizzata e personalizzata dei bisogni e
servizi di cui necessita la persona/utente.
Non mancano, ovviamente, gli interrogativi cui sarà necessario
dare risposta nei prossimi tempi. Tra questi, ad esempio: 1) «La
ridefinizione delle tipologie delle strutture residenziali, semiresidenziali ed
a carattere socio-assistenziale e socio-sanitario». 2) «La definizione delle
rette a carico dei comuni e a carico delle ASP [Aziende Sanitarie Provinciali,
N.d.R.]». 3) «L'attivazione del piano triennale per le disabilità, secondo le
previsioni del Piano Sanitario Regionale 2011-2013».
Si ritiene quindi che con tutta probabilità sia giunta l'ora
per una rivisitazione delle discipline socio-assistenziali e
socio-sanitarie nella Regione Sicilia, verso una "vera" integrazione
socio-sanitaria, che si auspica essere capace di condurre a una
semplificazione delle procedure e a un miglioramento della qualità dei servizi
offerti e della soddisfazione dei cittadini.
Nel contempo, di certo, si dovrà aver cura di valorizzare il
buono esistente, così come di essere disposti a modificare (in meglio) le
criticità sofferte dall'amministrazione, dalle strutture erogatrici di servizio
e dall'utenza a cui si è al servizio.
*Avvocato - Coordinatore Comitato Tecnico Scientifico Anffas Onlus Sicilia - Aderente Centro Studi e Formazione Anffas Onlus
18 gennaio 2012
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