Perché in Italia non c'è ancora il contrassegno europeo
Intervista a Lucia Vecere*
Fonte www.superando.it -
Il sito Superando propone un'intervista a Lucia Vecere, dirigente dell'ACI
(Automobile Club d'Italia), a proposito della peculiare situazione italiana,
per cui ad oggi nel nostro Paese non è ancora stata recepita la Raccomandazione
Europea sul contrassegno standard. Quest'ultima è datata 1998 e
in quasi quindici anni, l'Italia non è ancora riuscita a percorrere fino in
fondo la strada per farla propria.
Ad oggi infatti, nel nostro Paese, la Raccomandazione
Europea sul contrassegno standard non è ancora stata recepita.
Lucia Vecere, dirigente dell'Ufficio Attività Divulgative ed
Editoriali della Direzione Centrale Studi e Ricerche dell'ACI (Automobile Club
d'Italia), spiega come sono andate le cose e qual è la situazione oggi.
Perché l'Italia non ha ancora recepito la Raccomandazione
Europea sul contrassegno standard? A quanto tempo fa risale la
raccomandazione?
«Il contrassegno europeo è stato introdotto da una
Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea nel 1998, che prevede che i
contrassegni auto per le persone con disabilità abbiano caratteristiche uniformi
e vengano riconosciuti da tutti gli Stati Membri al fine di facilitare gli
spostamenti in auto. In Italia, però, il contrassegno non è stato ancora
adottato perché esisteva, fino a poco tempo fa, una disposizione di legge
(l'articolo 74 del Codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al
Decreto
Legislativo 196/03) che stabiliva che "i contrassegni rilasciati a
persone invalide utili per la circolazione e la sosta dei veicoli devono
contenere soltanto i dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione
rilasciata, senza l'apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la
speciale natura dell'autorizzazione per effetto della sola visione del
contrassegno". Questa disposizione, garantista della privacy, non
consentiva però l'adozione del contrassegno europeo, perché lo stesso
presenta come immagine una carrozzina per la deambulazione su sfondo azzurro,
facilmente riconducibile alla disabilità. In seguito si è creata una
situazione difficile perché molti Comuni, nell'intento di applicare la legge,
hanno rilasciato contrassegni anonimi che però poi non venivano
riconosciuti dalle forze di polizia e dai vigili di altri Comuni italiani e,
ancor meno, dalle città estere».
Com'è cambiata ora la situazione?
«Con l'entrata in vigore della Legge
120/10 di modifica del Codice della Strada, si è dato il via al
superamento dell'empasse giuridica. Infatti, l'articolo 58 di tale norma
stabilisce che il contrassegno per invalidi non debba contenere diciture dalle
quali possa essere individuata solo la persona fisica interessata, facendo
salvi simboli che richiamino la disabilità. Ora, con La legge 120, è
possibile per il nostro Paese recepire la Raccomandazione Europea che invita
a rendere omogenei i contrassegni per le persone con disabilità nell'Unione,
aggiungendo anche l'Italia agli oltre quindici Paesi che già hanno adottato quel
documento».
C'è una qualche apertura in questo senso?
«Esistono aperture in questo senso ed una generale sensibilità.
Ma proprio mentre sembrava riattivarsi un processo positivo, la crisi, che ha
originato l'insediamento di un governo tecnico in Italia, ha posticipato a una
fase successiva tale priorità, come quelle relative ad altri interventi».
Esiste un processo legislativo in atto?
«Gli Atti Parlamentari allo studio della Camera e del Senato,
presentati in tema di mobilità delle persone con disabilità, allo stato
attuale sono quattro, tra cui di particolare importanza quelli in tema di
contrassegno».
Ce li può elencare?
«Certo. Innanzitutto l'S.2974 (Nuove norme per la
concessione del contrassegno per i veicoli al servizio dei soggetti disabili e
in materia di parcheggi ad essi riservati), presentato al Senato il 19
ottobre 2011 per iniziativa della senatrice Maria Rizzotti e attualmente da
assegnare alle Commissioni per l'esame in sede referente. Non si dispongono dei
testi di tale Atto. Il secondo è il C.526 (Nuove norme per il rilascio del
contrassegno per i veicoli al servizio dei soggetti disabili e in materia di
parcheggi ad essi riservati), presentato il 29 aprile 2008 alla Camera dal
deputato Osvaldo Napoli e altri, Atto che è stato assegnato alla IX Commissione
della Camera (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) della Camera, per l'esame in
sede referente, iniziato il 19 ottobre 2011. Questi primi due atti sono
cronologicamente più recenti dei due successivi. Seguendo la prassi, essi
verranno unificati in una sola proposta e dovrebbero essere discussi entro
l'anno, anche se chiaramente non rientreranno tra quelli in calendario nelle
prossime sessioni, stante l'urgenza di altri interventi».
E gli altri due?
«Sono il C.1331 (Disposizioni in materia di
agevolazioni tributarie per l'acquisto di veicoli da parte dei disabili inidonei
alla guida), presentato alla Camera dalla deputata Angela Napoli il 18
giugno 2008. Attualmente è assegnato alla VI Commissione Permanente, ma l'esame
non è ancora iniziato. Infine, l'S.719 (Disposizioni per la realizzazione di
attracchi temporanei per natanti da diporto riservati a persone disabili),
presentato dal senatore Pierfrancesco Emilio Romano Gamba e altri il 30 maggio
2008. Questo Atto è stato assegnato alla VIII Commissione Permanente per l'esame
in sede referente, ma nemmeno qui l'esame è ancora iniziato».
L'ACI ha fatto delle pressioni perché si arrivi al
contrassegno standard?
«Negli ultimi anni l'ACI ha svolto una rilevante attività di
sensibilizzazione sul territorio in materia di effettivo esercizio del
diritto alla mobilità delle fasce deboli - al fine di una loro effettiva
integrazione nella società - così come sono considerate dalla Carta Europea dei
Diritti dell'Uomo gli anziani, gli extracomunitari e le persone con disabilità.
Ha infatti avviato un progetto, denominato ACI per il Sociale, che si
propone di realizzare, in via sperimentale, presso alcuni Uffici Provinciali e
con il supporto di alcuni Automobile Club locali, servizi informativi mirati
ed eventi di informazione e sensibilizzazione. A livello nazionale, poi,
l'ACI partecipa già da tre anni alla Giornata di Sensibilizzazione per
l'Abbattimento delle Barriere (non solo fisiche, ma anche culturali) per le
persone con disabilità, organizzata dall'Associazione Fiaba, con il
patrocinio della Presidenza del Consiglio e notA come Fiaba Day. E ancora, è
stata da qualche mese attivata sul sito web dell'ACI, nella sezione Al
servizio del cittadino, una
voce dedicata alle persone con disabilità in cui sono reperibili
molte informazioni in materia di pratiche, esenzioni e facilitazioni. Infine,
l'ACI ha reso consultabile in lingua italiana il sito Fiadisabledtravellers».
Un viaggiatore italiano che si reca all'estero, in Stati
dove il suo contrassegno non è riconosciuto, che tipo di documenti deve fornire
e dove deve rivolgersi per ottenerli?
«Per ogni Stato la risposta è diversa. In alcuni casi
basta un cartellino di autorizzazione che si affianca a quello nazionale e che
viene rilasciato dalle autorità locali che si occupano della circolazione, ma la
risposta - come detto - varia caso per caso ed è in ogni caso facilmente
reperibile sul sito appena citato Fiadisabledtravellers».
Chi ha preso una multa all'estero a causa del contrassegno
italiano non valido come deve comportarsi? Può fare ricorso? Nei confronti di
chi? Quale procedura si apre? E intanto deve pagare?
«Non conosco la casistica in materia perché fino a oggi non
sono pervenute segnalazioni in merito. Rispondo perciò in via teorica, basandomi
sulla conoscenza generale relativa alle contestazioni transfrontaliere delle
contravvenzioni. Deve essere sempre garantito il diritto di difesa e perciò è
sempre ammissibile il ricorso, in genere all'autorità che opera la contestazione
o a quella segnalata nel verbale di notifica della stessa, nei termini e
modalità comunicati. La comunicazione dovrebbe avvenire nella lingua del
trasgressore, per garantire la comprensione della contestazione stessa. Per
quanto concerne il pagamento preventivo, spesso è richiesto, ma dipende dalla
disciplina vigente nel Paese dove è stata commessa l'infrazione».
*Ufficio Attività Divulgative ed Editoriali della Direzione
Centrale Studi e Ricerche dell'Automobile Club d'Italia (ACI).
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26 gennaio 2012
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