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V PUNTATA - 1989/1992






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Nel 1990 Anffas ha cominciato a lavorare
con un'associazione di nome FISH
che si occupava dello sport per le persone con disabilità.

Nel 1992 è nata la Legge 104 che è molto importante
per i diritti e l'assistenza delle persone con disabilità.

Alla fine del 1992 le persone di Anffas
hanno fatto la prima manifestazione
per chiedere i soldi per aiutare le persone con disabilità.

Dopo il 1992 hanno fatto tante altre manifestazioni uguali a quella.

"Handicap Psichico e Mass Media" è il tema al quale fu dedicata la "V Giornata Nazionale dell'Informazione Anffas" svoltasi nel 1989 e, proprio nell'ottica dell'attenzione che si era scelto di dedicare ai mezzi di comunicazione di massa, Anffas aveva deciso di dotarsi di una società Editrice costituendo, proprio in quell'anno, la "Editrice Anffas" per il rilancio del periodico "Anffas Famiglie".
Alle porte degli anni '90 Anffas si presentava con 165 sezioni in tutta Italia e con l'intenzione di ribaltare l'approccio politico al mondo della disabilità operando affinchè fosse superata la tendenza all'assistenzialismo per giungere all'affermazione dei diritti umani e civili.
Già nel 1990, alle Assemblee Nazionali Anffas si iniziava a parlare di autonomia delle sezioni, viste le situazioni economiche di alcune che gravavano, poi, sull'intero bilancio associativo. (Sappiamo bene che tale processo avrebbe richiesto più di un decennio per essere fattivamente attuato).
Nello stesso anno, Anffas stipulò un protocollo d'intesa con la FISHa, federazione sportiva del CONI, per l'individuazione e la realizzazione di linee d'azione per la promozione dello sport anche per le persone con disabilità, in particolare quelle con disabilità intellettiva e relazionale, ed organizzò, in collaborazione con il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e del Ministero degli Affari Sociali, il Convegno "Handicap psichico: ricerca, formazione, servizi negli anni ‘90".
In quell'anno anche la Fondazione "Dopo di Noi" otteneva il riconoscimento della Personalità Giuridica da parte del Presidente della Repubblica.
Il 1992 si apriva con l'emanazione della Legge n. 104 "Legge Quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate" che Anffas interpretò subito come "un edificio del quale sono state costruite solo delle solide fondamenta..." ed alla quale fu dedicato anche un intervento dell'allora Ministro per gli Affari Sociali Rosa Russo Jervolino all'Assemblea Nazionale.
Nel frattempo, i problemi economici che già da tempo gravavano sull'associazione si facevano sempre più ingenti e si organizzavano diverse attività di raccolta fondi per sostenere l'attività della Sede Nazionale, ma soprattutto per dar vita e continuità al "progetto immagine" previsto per far meglio circolare il pensiero associativo.
In questo contesto, le Terme di Castrocaro devolsero, a favore di Anffas, i proventi ricavati dalle incisioni discografiche del Concorso Nazionale "Voci e Volti Nuovi", commissionate dalla Fonit Cetra.
Quell'anno si concluse con una circostanza che sembra oggi a noi estremamente attuale: l'organizzazione di una manifestazione nazionale a Roma per protestare contro i tagli previsti dalla Legge Finanziaria 1993.

NEL FRATTEMPO IL QUADRO POLITICO – NORMATIVO EVOLVEVA COSI'...

Un periodo importante, quello che si affronta in questa puntata della storia dell'Associazione, nel quale sono stati emanati provvedimenti importanti per la vita delle persone, come il decreto di riforma della Sanità, o la riforma della Scuola Elementare.
Dal nostro punto di vista però, il quinquennio che viene qui ricordato è il periodo nel quale sono state approvate due Leggi che hanno saputo ben rappresentare le istanze di uguaglianza, rispetto della dignità e tutela dei diritti delle persone con disabilità: la Legge 13 del 1989 e la Legge 104 del 1992.
Appare quindi del tutto giustificata, crediamo, la scelta di concentrare l'attenzione su questi provvedimenti, lasciando a ciascuno di noi il compito (e la voglia, se c'è) di rispolverare il resto.


1988

  • Circolare Ministeriale - Ministero della Pubblica Istruzione 22/09/1988 n. 262
    "Attuazione della sentenza della Corte costituzione n. 215 del 3 giugno 1987. Iscrizione e frequenza nella scuola secondaria di II grado degli alunni portatori di handicap."

1990

  • Legge 15 ottobre 1990, n. 295 - "Modifiche ed integrazioni all'articolo 3 del D.L. 30 maggio 1988, n. 173 , convertito, con modificazioni, dalla L. 26 luglio 1988, n. 291, e successive modificazioni, in materia di revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti"
  • Legge 8 giugno 1990, n. 142 - "Ordinamento delle autonomie locali"
  • Legge 5 giugno 1990, n. 148 - "Riforma dell'ordinamento della scuola elementare."

1991

  • Legge 8 novembre 1991, n. 381 - "Disciplina delle cooperative sociali"
  • Legge 11 agosto 1991, n. 266 - "Legge - quadro sul volontariato"

1992

  • Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 - "Riordino della disciplina in materia sanitaria


Legge 9 gennaio 1989, n. 13 - "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati." G. U. 26 gennaio 1989, n. 21

art. 1 L. 13/11989 – estratto
1. 1. I progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, presentati dopo sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge sono redatti in osservanza delle prescrizioni tecniche previste dal comma 2.
2. Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei lavori pubblici fissa con proprio decreto le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata (1).


art. 2 Decreto Ministeriale - Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236. – estratto

G) Per accessibilità si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
H) Per visitabilità si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
I) Per adattabilità si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.


Le norme che, dalla Legge 13/1989 in poi, hanno normato il tema della rimozione delle barriere e degli ostacoli che limitino il diritto alla libera mobilità delle persone, sono via via divenute norme complesse e di non facile attuazione e conoscenza, sia per gli operatori del settore (progettisti, costruttori, installatori, ecc.) e sia per i cittadini. Un paradosso, se visto in relazione ai progressi veramente rapidi e veloci che la tecnologia ha fatto e continua a fare nel settore edilizio e dell'impiantistica.
La Legge 13 del 1989 conserva però intatto il suo valore sociale, prima ancora che "tecnologico", perché afferma chiaramente un diritto inalienabile della persona, e cioè il diritto alla mobilità, al movimento libero e autonomo, che non può e non deve essere impedito da barriere o ostacoli di nessun genere.
Detto questo, come per molte delle norme che conosciamo, la realtà odierna ci offre un quadro decisamente inaccettabile; basta scendere in strada, andare in un locale pubblico, o utilizzare attrezzature e impianti che sono ormai entrati nella nostra quotidianità (uno sportello bancomat, un telefono pubblico, un distributore di biglietti del treno o dell'autobus, ecc.) per rendersi immediatamente conto che per ciascuno di noi, pensandoci anziani o disabili (anche temporaneamente, magari per una banale caduta), l'ambiente in cui viviamo esclude chi non è pienamente autonomo.
L'ultima riflessione crediamo si debba riservare alle persone con disabilità intellettiva e relazionale, nel senso che il concetto di barriera/ostacolo dovrebbe a nostro avviso riguardare non solo le persone con disabilità motoria o sensoriale, ma anche chi, come i nostri figli e parenti, ha difficoltà a riconoscere la scrittura, o i simboli grafici o sonori. Quante volte, per esempio, con un semplice accorgimento iconografico (una immagine, un disegno, un simbolo meno complesso) abbiamo risolto problemi di orientamento, o di segnalazione di pericolo?
In tal senso, possiamo dire che il cammino avviato dalla Legge 13 del 1989 sia ancora largamente incompiuto. Un cammino di per sé difficile, perché oltre agli ostacoli materiali si devono rimuovere in primo luogo gli ostacoli di mentalità e di attenzione; un cammino non facile, quindi, reso più difficile dal fatto che nelle ultime leggi finanziarie la Legge 13 non è più stata finanziata.


L. 5.02.1992 n° 104 - Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti dell persone handicappate - G.U. 17.0O2.1992 n° 39 Serie Ordinaria


Art. 1
Finalità. - La Repubblica :
a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società;
b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
c) persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata;
d) predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata.


Da sempre l'Uomo è portato a schierarsi, a dire come la pensa, a confrontarsi (più o meno civilmente) con chi la pensa diversamente. Vuoi per la politica, vuoi per il calcio, per l'amore o per il lavoro, i motivi per cui discutiamo, ci schieriamo su fronti opposti, ci infervoriamo, sono e saranno sempre molti, anzi, moltissimi.
Non poteva sottrarsi a questa ferrea umana regola anche la Legge 104 del 1992. Se andiamo a rileggere le cronache e il dibattito che ha accompagnato l'emanazione di questa legge, ci si accorge subito che i pareri sono fortemente contrapposti: da chi dice che finalmente il concetto di "handicappato" esce dai periodi bui dell'assistenza caritatevole rivolta ai più sfortunati, a chi invece dice, esattamente all'opposto, che la Legge 104 è un appuntamento mancato sul piano della modernità.
Di sicuro, una delle accuse maggiori ad una legge che ha impiegato quasi dodici anni per essere approvata, è che mentre l'attesa riguardo all'esigibilità dei diritti era alta, l'esito ha profondamente deluso tali aspettative, al punto che il "soprannome" della legge in questione è l'ormai noto "la legge dei possono e non la legge dei devono". Sono cioè troppo pochi i punti della 104 in cui si dipinge uno scenario di esigibilità del diritto (il diritto allo studio, in questo caso) mentre sono troppo tanti i punti in cui si dipinge lo scenario dei diritti legittimi. Prova ne è che le aspettative di allora sono le stesse di oggi, almeno per buona parte dei bisogni delle persone con disabilità.
Nonostante tutto, a parere di chi scrive, la Legge 104 rimane un punto di arrivo fondamentale nel cammino dell'inclusione sociale, e anche correndo il rischio del luogo comune, crediamo valga pienamente il detto "se metà delle cose scritte lì venissero realizzate, le cose sarebbero immensamente migliori di come sono oggi": il diritto alla cura, alla diagnosi precoce, alla riabilitazione, alla mobilità, alla partecipazione alla vita della comunità. Parole che evocano cose che ancora attendono di essere pienamente realizzate. Ancora una volta, però, se riconosciamo che la situazione odierna è migliore di quella che si viveva quindici, venti anni fa, dobbiamo dire grazie al gran lavoro svolto dalle persone con disabilità, dalle famiglie e dalle Associazioni che dalla Legge 104 hanno comunque tratto un beneficio, un aiuto, uno stimolo; una Legge che ciascuno di noi ha certamente utilizzato almeno una volta per rivendicare diritti, e non solo prestazioni e servizi.



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