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SPORT E STILI DI VITA ATTIVI PER LA SALUTE






Nel nostro paese sono oramai evidenti i rischi di deriva sociale che potrebbero condurci verso nuove forme di esclusione e assistenzialismo. La varietà dei comportamenti istituzionali rende evidente l'incapacità di programmare e gestire in modo uniforme i processi dell'inclusione nell'ottica data dall'ICF e centrati sul progetto di vita, così come sancito dalla Legge 328 e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Questa incapacità si traduce in piani educativi individualizzati privi di quella dimensione esistenziale più ampia data dalla visione bio-psico-sociale, orientata a promuovere il benessere della persona con disabilità attraverso interventi caratterizzati da un'ottica emancipatoria, che ne prevedono la partecipazione e il coinvolgimento. Anche la scuola, ancora troppo focalizzata sugli apprendimenti tipici della scolarizzazione, dovrebbe porre maggiore attenzione a quelli necessari a una vita autonoma e significativa1, che consentirebbero alla persona con disabilità una migliore realizzazione nella comunità, tanto nel lavoro quanto nel tempo libero2.

Se poco si "progetta la vita" delle persone con disabilità, ancor meno si pone attenzione alla sua qualità, presente e futura, e al benessere, e questo ha reso marginale il ruolo dello sport, relegandolo sostanzialmente a un surplus, a un extra, disconoscendone, per carenza culturale, le potenzialità sia salutistiche che inclusive.

Ed è proprio l'attenzione alla qualità della vita che deve essere posta nella programmazione di progetti educativi, che rende rilevante il ruolo dello sport.

QUALE SPORT?

In questo documento si utilizza la definizione di "sport" stabilita dal Consiglio d'Europa: "qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli".

In accordo con quanto citato nel "Libro Bianco" della CE, si riconosce allo sport un ruolo sociale di primaria importanza, la sua centralità nelle politiche per la salute, per i giovani e per l'inclusione sociale, nelle politiche di dialogo e d'integrazione, di lotta contro ogni discriminazione.

PERCHE' FARE SPORT

Sport come fine - La grande sfida da cogliere è quella di far acquisire alle persone con disabilità la voglia di fare sport per il divertimento e il piacere di fare attività fisica, per soddisfare la voglia di gioco e di agonismo. Lo sport è gioco istituzionalizzato, con espressioni ludiche ritualizzate, organizzate culturalmente, finalizzate socialmente; l'agonismo è un suo connotato importante, manifestazione matura, costruttiva e creativa dell'aggressività, necessaria all'autorealizzazione dell'individuo in quanto gli consente di conoscere i propri limiti attraverso il confronto con se stesso e con gli altri.

Sport come mezzo - Per vincere questa sfida è indispensabile che tutti siano consapevoli che è necessario pensare alla salute come a quel "ben-essere" fatto di stili di vita sani e il più possibile attivi, ma anche di un buon rapporto con se stessi, con gli altri e con l'ambiente. Lo sport riesce a essere un efficace strumento educativo e formativo, importante mezzo per promuovere la persona e il suo benessere.

Importante sottolineare il valore delle attività inclusive, in cui l'esperienza ludico-motoria condivisa tra persone con disabilità e non, favorisce processi evolutivi in tutti i soggetti coinvolti: atleti, istruttori, volontari e famigliari.

Di seguito vengono elencate le tre grandi funzioni che, secondo ANFFAS, lo sport dovrebbe assumere nel progetto formativo della persona con disabilità intellettivo relazionale.

1°. FUNZIONE SALUTISTICA: muoversi è un imperativo! Come associazione di famiglie, ANFFAS ritiene importante lo sport primariamente per la sua funzione salutistica. Fare attività fisica per contrastare la sedentarietà, stimata come una delle dieci principali cause di morte nel mondo, secondo fattore di rischio per la salute dopo il fumo, è diventata una necessità.

ANFFAS ritiene doveroso dare impulso alla cultura della "promozione della salute", in quanto la salute è un bene fondamentale per l'individuo ma, anche, per la collettività. Accoglie responsabilmente le molteplici sollecitazioni che provengono da OMS3, Comunità Europea4, e da GAPA5, e ne sposa il paradigma teorico di riferimento, che è quello del Modello Bio-psico-sociale, che propone la visione sistemica per la quale: i principali determinanti della salute sono di natura sociale, ambientale ed economica; i bisogni di salute e i fattori causali che hanno un potenziale impatto su quella della comunità sono solo in minima parte sotto il controllo del Servizio Sanitario e l'intervento, per essere efficace, deve essere fatto dai diversi settori della società.

Promuovere lo sport nella popolazione con disabilità intellettivo relazionale significa primariamente, così come evidenziato da studi prospettici di economia legata a stili di vita attiva, investire in salute e arginare la continua crescita delle spese sanitarie.

2°. FUNZIONE EDUCATIVA Come associazione di famiglie, ANFFAS ritiene importante lo sport per la sua funzione educativa. L'attività sportiva, ancor più per le persone con disabilità intellettivo-relazionale, è valido strumento per lo sviluppo di potenzialità individuali, l'incremento di capacità e acquisizione di abilità, la valorizzazione personale e l'inclusione in contesti di vita ricchi di relazioni significative. La pratica sportiva consente di sperimentare la continuità della propria identità nel tempo, imparare a controllare autonomamente e produttivamente le proprie energie, sviluppare una maggiore autoconsapevolezza, e rafforzare la fiducia nelle proprie capacità raggiungendo, così, più alti livelli di autonomia personale.

Promuovere lo sport nella popolazione con disabilità intellettivo relazionale significa investire in attività educative finalizzate a migliorare il più possibile l'autonomia, diminure il livello d'assistenza e arginare la continua crescita delle spese socio-assistenziali.

3°. FUNZIONE RICREATIVA

Come associazione di famiglie, ANFFAS ritiene importante lo sport per la sua funzione ricreativa. Il passaggio dall'età scolastica a quella adulta, implica l'acquisizione di conoscenze e abilità che permettono una vita indipendente e significativa nella comunità, in tutte le sue dimensioni, compresa quella del tempo libero. Dopo la scuola dell'obbligo, il divario fra le possibilità d'inclusione sociale dei giovani con disabilità intellettivo-relazionale e quelle del coetanei si amplia notevolmente.

Il tempo libero, luogo di socializzazione e sviluppo della personalità in ogni suo ambito: cognitivo, affettivo, comportamentale, affinché sia un tempo rilevante per la qualità della vita, e non vuoto od etero diretto, richiede persone in grado di gestirlo creativamente e che, necessariamente, devono possedere conoscenze, abilità, valori e attitudini. Inoltre, praticare uno sport risponde al "bisogno di normalità", di uno sviluppo e una funzionalità il più possibile rispondenti alle normali richieste dei normali luoghi di vita.

Ciò, oltre a rilevare la necessità di includere l'insegnamento delle abilità di tempo libero nel programma educativo, rende ancor più evidente l'importanza dello sport come strumento ricreativo di grande efficacia.

Promuovere lo sport nella popolazione con disabilità intellettivo relazionale significa affermare il diritto di ogni individuo, al di là dalle limitazioni personali, di esprimere attitudini, desideri e di essere inserito in una rete di rapporti non solo familiari6, nonché di rispondere al bisogno di normalità.

COSA PENSA di FARE ANFFAS per lo SPORT

ANFFAS ritiene che il suo ruolo non debba sovrapporti a quello degli organismi specificamente deputati alla promozione, organizzazione e gestione dello sport per le persone con disabilità intellettivo relazionale. E' indispensabile concretizzare sinergie e reti che consentano di affrontare il compito senza sprechi, e nel pieno rispetto delle reciproche competenze e mission.

Ritiene, quindi, che obiettivo fondamentale sia quello di divenire promototrice della "cultura della salute", che parte da una precoce acquisizione di stili di vita attivi, e che vede la pratica sportiva come strumento mportante per il perseguimento di finalità salutistiche, educative e ricreative.

A tal fine due sono le considerazioni da cui ritiene necessario partire:

- più precoce è l'intervento, più attivi coinvolti e partecipi sono i genitori, maggiori saranno le probabilità che anche i figli siano motivati ad essere attivi e a praticare sport;

- la famiglia della persona con disabilità intellettivo relazionale è fattore di produzione di servizio, unico nodo della rete dei servizi socio-assistenziali che assolve il compito di case manager, su cui grava un peso oneroso in termini di tempo, economia, investimento emotivo ed affettivo;

ANFFAS intende orientare le sue politiche, primariamente, verso azioni di supporto e affiancamento della famiglia. A tal fine, particolare attenzione sarà posta ad azioni e processi attivati attraverso la rete associativa, che tenteranno di coinvolgere in modo aperto e solidale il territorio.

Ritiene, infatti, che promuovere la pratica sportiva all'interno di quella tanto auspicata cultura della promozione della salute sia una finalità complessa, che non possa che essere affrontata e perseguita nell'ottica della concertazione di interventi e strategie che veda ANFFAS nodo di una rete, ricca ed articolata, di soggetti che la condividono.


Due i principi che assumiamo per individuare le azioni da porre in essere:

- per promuovere il benessere e la crescita delle famiglie non si può prescindere dalle famiglie stesse, dalle competenze di cui dispongono e da quelle che possono/debbono sviluppare

- persone informate, consapevoli, e in grado di attivare risorse personali e sociali, sono nella miglior condizione per compiere scelte favorevoli alla salute propria, della famiglia e della comunità

LIVELLI d' INTERVENTO

RETE ASSOCIATIVA

Per determinare la propensione, interiorizzata e stabilizzata, a operare scelte consapevolmente indirizzate al benessere e, nello specifico, alla pratica sportiva, debbono esserci: INFORMAZIONE e FORMAZIONE, progettate in sinergia con i soggetti che, per campo specifico di esperienza, sono complementari a quella di ANFFAS: FisDir, SOI, ASL, Università.

Le azioni d'informazione e formazione promosse dovranno essere finalizzate a:

- far proprio il bisogno di far scelte salutari e, più specificamente, di praticare sport

- intervenire nel contesto ambientale per promuovere e facilitare tali scelte

Organismi territoriali e associazioni

Fondamentale è la condivisione con gli organismi territoriali: i Comitati Regionali sono nodi stratetici basilari della rete necessaria alla "promozione della salute" e della pratica sportiva e verranno coinvolti per la progettazione di interventi e attuazione di azioni che insistono sui relativi territori.

Per raggiungere e informare/formare la famiglia, le associazioni assumono in ruolo fondamentale di "punto di riferimento" strategico per le azioni da mettere in campo che, necessariamente, dovranno essere specificamente ritagliate sulle caratteristiche di situazioni, contesti e territori. Dovranno:

- fare proprio l'obiettivo di promuovere la salute, attraverso la precoce acquisizione di stili di vita attivi;

- riconoscere nella pratica sportiva uno strumento importante, per il perseguimento di finalità salutistiche, educative e ricreative;

- agire come sensori e conoscitori del territorio, per attivare sinergie e reti per promuovere e facilitare la pratica sportiva;

- avere buone competenze tecniche di Fund Raising e Project Management, per essere in grado di accedere alle opportunità di finanziamento offerte da programmi e iniziative, nazionali e locali, che mettono in primo piano il ruolo del non profit per il recupero di risorse anche per lo sviluppo del territorio.

La Famiglia

Un intervento precoce, a partire già dai primi anni di vita, rappresenta lo strumento più idoneo per sviluppare l'attenzione verso i fattori da cui dipendono: il benessere individuale e della collettività. Quindi, è necessario intervenire sulla famiglia.

Agire sulla famiglia vuol dire agire sulla persona con disabilità.

Agire con e per la famiglia vuol dire favorirne l'empowerment, e renderla vero e proprio soggetto sociale, capace di dare risposte ai bisogni, di innescare relazioni con altre famiglie e soggetti terzi, tramite l'attivazione di reti, di fare comunità e di intervenire nel contesto ambientale: scuola, lavoro, tempo libero.

SOGGETTI ISTITUZIONALI

Fondamentale è il coinvolgimento del Ministero della Salute e politiche sociali, delle Federazioni Sportive dedicate e dell'Università. Di seguito verranno più dettagliatamente esposte le strategie e le azioni specificamente individuate per questi livelli d'intervento.

STRATEGIE

Per raggiungere le finalità e gli obiettivi elencati, l'ottica da assumere deve essere quella di divenire promotori di sinergie, di essere nodi importanti di reti che consentano di progettare informazione/formazione specificamente ritagliate sulle esigenze territoriali, nel rispetto dei principi di: economicità, efficacia ed efficienza.

Questi gli ambiti strategici d'intervento:

- divulgazione della cultura della promozione della salute, di stili di vita attivi e della pratica sportiva;

- promozione della pratica sportiva.

Tavolo tecnico permanente per la formazione

ANFFAS ritiene importante creare, in collaborazione con FisDir e SOI, e nel rispetto delle reciproche competenze, delle linee guida nazionali che consentano di individuare percorsi di formazione adeguati alle diverse esigenze dei soggetti richiedenti, ritagliate sulle caratteristiche territoriali e rispondenti a criteri di: omogeneità di contenuti, tracciabilità dei percorsi formativi svolti e dei soggetti sociali e/o istituzionali coinvolti.

Inoltre, questa collaborazione dovrebbe portare a individuare e mettere in rete, in ogni territorio, le rispettive associazioni afferenti, e supportarle nella creazione di sinergie con i soggetti istituzionali per divenire promotrici della cultura della promozione della salute.

Alleanze con l'Università, per la formazione e la ricerca

Riconoscendo a questi soggetti specifiche competenze tecniche, organizzative e gestionali, ANFFAS ritiene fondamentale creare alleanze con l'Università, per estendere al mondo della disabilità le conoscenze scientifiche che, elaborate all'interno dell'Accademia, devono essere tradotte in azioni efficaci ed utili per la pratica sportiva per le persone con disabilità intellettivo relazionale.

Auspichiamo, inoltre, che FisDir e SOI definiscano requisito fondamentale per i propri tecnici sportivi la Laurea in Scienze Motorie in quanto, il substrato culturale dato da tale percorso universitario diventa innesto importante delle competenze tecnico gestionali, più specificamente attribuibili all'ambito sportivo.

L'alleanza dovrebbe favorire la ricerca in ambito accademico finalizzata a:

- individuare protocolli valutativi l'efficacia attività motoria: per il miglioramento della forma fisica e, conseguentemente, la lotta sedentarietà e prevenzione primaria;

- sperimentare Modelli Organizzativi e di formazione di: famiglie, associazioni e volontari

ANFFAS ritiene importante anche agevolare la formazione degli studenti SSMM in ambito specifico disabilità intellettivo-relazionale, con percorsi di tirocinio condivisi e congiunti tra università e associazioni, che mettano in osmosi gli ambiti e possano favorevolmente e reciprocamente riversare esperienze e competenze. Si ritiene che operatori e volontari, specificamente formati, possano essere in grado di svolgere azioni semplici o programmi di attività motoria e sportiva, progettati e supervisionati dal laureato in SSM possibilmente specialista in APA, e con brevetto tecnico se in ambito specificamente sportivo.

Collaborazione con la Scuola

Anche in quest'ambito, la scuola non può trascurare il suo compito educativo. I "referenti scuola" ANFFAS dovrebbero divenire nodi strategici di una rete territoriale che, a partire dalle nostre associazioni, intrecci quelle sportive, le istituzioni e il mondo della scuola, per consentire di agevolare e supportare informazione/formazione e sensibilizzazione.

Più strette saranno le maglie di questa rete, maggiori le probabilità di intercettare criticità, che quindi potranno essere affrontate con più determinazione, ma anche risorse che serviranno per supportare la scuola nel difficile compito formativo della creazione della cultura della "promozione della salute", e dell'inclusione sociale.


1 Domestiche, socio personali, di tempo libero, motorio/sportive

2 Brannan S.A. (1988), "Leisure education for handicapped students: Current perspectives". In Pueschel S.M. (Ed.), The young person with Down syndrome: Transition f from adolescence to adulthood. Paul Brookes Publishinq Co., Baltimore.

3 Le società contemporanee sono complesse e interdipendenti. La salute non può essere un obiettivo isolato. Il principio guida generale per il mondo intero, per le nazioni, per le regioni o le comunità deve essere sempre il sostegno reciproco: dobbiamo avere cura gli uni degli altri, della nostra comunità e dell'ambiente naturale. ( OMS - Carta di Ottawa per la Promozione della Salute, 1996).

4 Documento politico-tecnico e operativo per la promozione della salute nella Comunità Europea (Health for All) (1998); http://www.europarl.europa.eu/dcument/activities/cont/200907/200907ATT59066IT.pdf

5 GAPA, Global Advocacy for Physical Activity, Gruppo di Esperti dell' International Society for Physical Activity and Health (ISPAH) che con la Carta di Toronto, strumento di advocacy per la promozione di uno stile di vita attivo e sostenibile per tutti redatta a maggio 2010, si rivolge a decisori e operatori impegnati nella promozione dell'attività fisica; http://www.globalpa.org.uk/.

6 Gelati M. (1994), "Giovani handicappati alla ricerca del tempo libero". In Frabboni F., Genovesi G., Magri P e Vertecchi B. (a cura di), Giovani oggi tra realtà e utopia. Franco Angeli, Milano.

Per maggiori informazioni

Scarica il numero speciale de "La rosa blu", la rivista Anffas Onlus, dedicato interamente allo sport

Per approfondire

Scarica qui e leggi la presentazione della Prof.ssa Donati, referente Anffas per Sport e Salute, fatta agli Stati Generali della Pediatria del novembre 2013 (il programma dell'evento è qui disponibile) e relativa alla relazione tra sport e disabilità

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