Fonte VITA - Miniere e poco altro, se non una depressione economica che sta diventando quasi atavica, dopo la crisi delle attività estrattive del sottosuolo. Il territorio di Iglesias, da decenni, è segnato da una grave disoccupazione e da una serie di problematiche che interessano soprattutto la popolazione giovanile. Pochissime prospettive di lavoro, con un conseguente e progressivo spopolamento.
Per combattere l’inerzia, è stato avviato un progetto che utilizza i fondi del Programma Pn Metro Plus Città Medie Sud 2021-2027: si chiama “Mine vaganti”, nasce da un lavoro di rete che ha coinvolto tutti i Comuni dell’Iglesiente e le associazioni del territorio impegnate nelle fragilità e con i giovani, tra le quali Anffas, Diversamente Onlus, Albergo etico e Amici della Vita. Attraverso il bando, sono pervenute 34 domande di giovani adulti (18-35 anni) che risiedono in diversi centri del territorio.
I destinatari sono principalmente giovani nello spettro autistico, ma l’iniziativa è aperta anche a ragazze e ragazzi con altre fragilità. L’obiettivo dell’iniziativa è incentivare l’inclusione attiva, promuovere le pari opportunità e favorire la partecipazione dei giovani coinvolti, migliorandone la reale occupabilità attraverso percorsi di formazione, tirocini, borse lavoro ed esperienze di lavoro. In questi mesi, attraverso percorsi formativi mirati, sono accompagnati nell’acquisizione di competenze nei settori della ricettività alberghiera, della cura e manutenzione del verde (alcuni di loro stanno imparando a utilizzare il decespugliatore) e dell’accoglienza in ambito turistico-ambientale.
L’intervento, sostenuto dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Iglesias, parte dall’ascolto delle inclinazioni e delle attitudini dei giovani adulti e costruisce per loro percorsi formativi qualificanti. Accanto alle competenze tecniche, sono stati attivati percorsi per il potenziamento delle competenze trasversali e di cittadinanza, tra cui la Certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale (Icdl), la patente B, il corso di Bls-D, i corsi di lingua.
Un progetto che coinvolge anche le scuole: il logo è stato creato da una studentessa
Coinvolte le istituzioni scolastiche cittadine: sono stati proprio gli studenti a realizzare il logo ufficiale del progetto, che accompagnerà graficamente tutte le attività per l’intera durata di un intervento che ha l’ambizione di rappresentare una visione di comunità, cioè un percorso condiviso che mette al centro i giovani e le loro famiglie, riconoscendo che autonomia, dignità e futuro si costruiscono solo attraverso una rete solida e corresponsabile. Il logo, realizzato dalla studentessa Ginevra Sofia Leo dell’Istituto Artistico Asproni di Iglesias, si è distinto tra le altre proposte per l’immediatezza e la semplicità del tratto, capace di raccontare non solo il valore dell’inclusione, ma anche il profondo legame con la storia mineraria del territorio.
«La formazione è la vera base su cui si fonda questo progetto», sottolinea Angela Scarpa, assessora comunale alle Politiche sociali. «Coinvolgendo alcune realtà consolidate del Terzo settore sardo e nazionale, abbiamo voluto dare un’indicazione precisa: vogliamo creare per questi giovani reali opportunità di lavoro e inclusione, accompagnandoli in una crescita professionale, personale e relazionale. I percorsi daranno loro competenze concrete e certificabili, che possano accompagnarli nel quotidiano e aprire opportunità reali nel mondo del lavoro. Più in generale, vogliamo un cambio di paradigma: smettiamo di vedere le persone soltanto sulla base delle loro fragilità».
Alla miniera dismessa di Monteponi un operatore
La riqualificazione dell’area di Monteponi prevede una parte destinata ai giovani che lavoreranno nei settori food e turismo. «Stiamo individuando un operatore economico che, sulla falsariga di quanto sta facendo molto bene PizzAut, possa creare le condizioni per un’attività che produca reddito e inclusione reale», commenta l’assessora Scarpa. «Per la cura del verde cittadino, scorporeremo una parte dell’appalto e assegneremo ad alcuni ragazzi quel compito. Inoltre, un’area mineraria dismessa sarà convertita nel sociale. I titoli acquisiti saranno spendibili ovunque, non solo a Iglesias».
Nei primi mesi di studio, i giovani hanno mostrato talenti sinora inespressi, che hanno meravigliato gli stessi familiari. Si sentono liberi di esprimersi: dopo aver superato una iniziale e comprensibile diffidenza, stanno facendo emergere un potenziale straordinario. Mine vaganti, appunto.
La didattica, curata dall’agenzia E-form, è stata adattata ai diversi stili di apprendimento, attraverso supporti visivi (immagini, video e schemi di task analysis), social stories (per facilitare la comprensione delle situazioni di rischio e delle corrette modalità di comportamento), attività pratiche e simulazioni reali (learning by doing), per favorire un apprendimento concreto e immediatamente spendibile.
L’impronta di Albergo Etico e quel 65% di ragazzi che hanno trovato lavoro
Per raggiungere gli obiettivi prefissati, la formazione professionale è stata affidata a esperti di comprovata esperienza, come gli operatori di Albergo Etico, una realtà consolidata che ha base ad Asti e strutture sparse per l’Italia. «Noi attingiamo al nostro percorso denominato “Accademia dell’indipendenza”, che fornisce strumenti di capacità e apprendimento a persone con disabilità intellettiva, relazionale e fisica che si inseriranno principalmente nel settore alberghiero-ricettivo e, comunque, li aiuteranno a crescere sul lato della vita indipendente e autonoma», spiega Alex Toselli, presidente di Albergo etico – cooperativa Download. «A Iglesias abbiamo già svolto le attività di orientamento e di bagaglio delle competenze. Sono sicuro che, per la maggior parte dei ragazzi, si presenteranno concrete opportunità di lavoro. Attingo alla nostra diretta esperienza: il 65% di coloro che hanno partecipato ai nostri corsi in altre parti d’Italia, ha trovato occupazione, in prevalenza nelle strutture a marchio Albergo etico o altre aziende turistico-ricettive, dalle catene alberghiere alle piccole attività di ristorazione. Ma non si escludono sbocchi nelle imprese che nulla hanno a che fare con il turismo: mi riferisco a settori come segreteria, logistica, informatica, digitale. Insomma, il mondo dei servizi».
Raffrontare l’Albergo etico con una grande catena alberghiera, può sembrare un azzardo: «È vero, ma noi vogliamo dimostrare che l’imperfezione è un valore e i soggetti fragili possono essere sviluppo di fattori economici. Non è pura teoria. Immaginate l’enorme platea dei turisti con disabilità che viaggiano e spendono, e hanno l’esigenza di vedere soddisfatti dei bisogni. Ecco perché devono poter incontrare persone che sanno lavorare con questo tipo di realtà. È una fetta di mercato che va sempre più presidiata ed è estremamente interessante per qualunque genere di operatore che, lavorando in questo modo, ha la capacità di coniugare un’etica sociale a un ambiente più inclusivo, intercettando fasce di mercato nuove con il giusto messaggio di valore. Ecco, questo è esattamente quanto vogliamo trasferire a chi è profit e che forse potrebbe non occuparsene. Vogliamo dimostrare loro che è conveniente occuparsene».
I giovani però non sono tutti uguali. «Infatti, sono molto diversi tra loro. E il nostro focus si concentra tra i 25 e i 30 anni», commenta Toselli. «In sostanza, ragazzi che hanno alle spalle un percorso di studi e generalmente chiudono i percorsi formativi più svariati. Fanno fatica a inserirsi nel mondo del lavoro. Lavoriamo su un humus che esiste già. Per l’esperienza che ho maturato in tanti anni, posso dire che in questo gruppo di Iglesias vedo tanti giovani motivati, che sanno stare in gruppo, hanno voglia di fare, idee ma anche la necessità di rafforzare le competenze umane e professionali. Ci sono tutte le premesse per fare bene».
Le famiglie: «I nostri figli sono entusiasti di questo percorso»
Andrea è uno dei partecipanti più “anziani”. Ha 41 anni e un ritardo psicomotorio, con alcuni tratti che richiamano l’autismo. La madre, Rosalba, è orgogliosa di lui e dei primi risultati che sta ottenendo grazie a questo percorso di “Mine vaganti”. «All’inizio non voleva farlo. Ci credevo più io di lui. Ma si è fatto convincere e ora ne è entusiasta. Non so se dipenda dal corso in sé o dal contesto di socializzazione che i tutor hanno creato, sta di fatto che lo vedo molto sereno. Conoscere nuove persone e sentirsi importante per quello che sta facendo, per lui è una spinta in più. Frequenta volentieri i corsi. Proprio qualche giorno fa, ma ha confessato che è molto contento. Insomma, da oppositivo è diventato… positivo. Per me non è tanto importante quel che sarà, quanto ciò che sta producendo in lui già da ora. Certo, se trovasse un lavoro sarei felicissima: dopo la morte del padre, io guardo al futuro con una certa apprensione. Spero che acquisisca il 100 per 100 dell’autonomia personale: non dobbiamo includerli, dobbiamo riabbracciarli. Questi corsi servono non solo a loro ma anche a tutta la comunità di Iglesias e del territorio, che può conoscere questo mondo meraviglioso e che a molte persone incute un po’ di paura, perché non lo hanno mai incontrato. Io stessa sono rimasta sorpresa per come stanno interagendo, perché anche tra di loro sono diffidenti. Sono riusciti ad avvicinarsi l’un l’altro, cosa che non facevano prima».
Andrea, sino al 2015, ha lavorato nella concessionaria d’auto di proprietà della sua famiglia. Quando è scomparso il padre, dopo poco tempo, l’attività è stata chiusa. La madre, farmacista in pensione, lo ha visto far bene nel magazzino. «Ha una memoria di ferro ed è molto socievole: credo che queste qualità lo aiuteranno, se riuscirà a entrare nell’accettazione delle miniere dismesse di Monteponi. Tra l’altro, quando lavora per conto terzi, dà il meglio di sé. Sono davvero fiduciosa. Questo è un progetto ambizioso che rientra perfettamente nella logica del “Dopo di noi”».
«Mio figlio ha 19 anni e rientra nello spettro autistico di livello 2», spiega Alessia, la madre di Davide. «Lo abbiamo scoperto intorno ai 5 anni. Quest’anno è di maturità al liceo “Baudi di Vesme” di Iglesias, studia Scienze umane con indirizzo economico-sociale. Per lui è un anno importante e impegnativo. Ha saputo superare tante difficoltà: alle scuole medie aveva avuto qualche problema con alcuni compagni e gli insegnanti di sostegno. Invece al liceo ha trovato una classe molto inclusiva, è rinato. È un po’ pigro ma ha una memoria incredibile, soprattutto per le tematiche che lo appassionano. Le lingue non sono il suo forte, ma va discretamente bene nelle altre materie. La nostra famiglia ha scommesso molto su questo progetto, sin dall’inizio: Davide era molto titubante, avrebbe voluto proseguire all’università in Paleontologia, ma sarebbe troppo complicato per noi tutti. Lo abbiamo iscritto al bando di “Mine vaganti” perché confidiamo in una svolta. Gli abbiamo spiegato che era adatto a lui e gli avrebbe permesso di seguire un corso che offre delle prospettive. È anche un’opportunità per uscire di casa, una volta terminati gli impegni con la scuola. Il corso sulla sicurezza in ambiente di lavoro gli ha dato entusiasmo, ora ha iniziato quello per guida mineraria. A scuola abbiamo trovato molta comprensione da parte degli insegnanti, sanno che ogni tanto si deve assentare per seguire i corsi al mattino. È stata una scommessa da parte mia e di mio marito, ma Davide non si è opposto perché si fida molto dei suggerimenti nostri e della sorella minore, che per lui è un faro. Abbiamo cercato di individuare il settore più confacente per le sue qualità e il suo carattere. Lo vediamo più consapevole e sereno, felice di questa esperienza. È un’ottima opportunità».











