Difendere l'esistente e proporre pezzetti di riforma
articolo di Franco Bomprezzi*
Fonte www.superando.it -
Indubbiamente il volto di Mario Monti è rasserenante. Dà la sensazione di avere
già in mente non soltanto le prime mosse, ma anche i dettagli, le strategie, i
collaboratori ai quali affidare - con metodo sperimentato in anni di lavoro "in
alta quota" - le politiche immediate, le misure congiunturali, gli scenari a
breve termine. La scelta dei Ministri e dei Sottosegretari, se
corrisponderà al suo profilo, e se i partiti glielo consentiranno (ma in questo
senso un ruolo decisivo lo sta giocando sicuramente il presidente della
Repubblica Napolitano), ci porterà improvvisamente a fare i conti con
persone competenti nei singoli settori, prevalentemente di estrazione
universitaria, ma già fortemente connotati per una lunga consuetudine al
confronto programmatico con pezzi della società civile ed economica del Paese.
Avverto però un rischio tutt'altro che banale.
Temo cioè che il mondo del sociale, non solo della disabilità che ben
conosco, ma più in generale quella parte di società
che ogni giorno vive su di sé e interpreta al tempo stesso il welfare,
il volontariato, la cooperazione sociale, la sussidiarietà, la gestione dei
servizi sul territorio, arrivi a questo appuntamento con la Storia in una
situazione paradossale, di massima stanchezza, di logoramento, di sfiducia quasi
rassegnata nel funzionamento delle Istituzioni Pubbliche, specialmente statali.
E invece è proprio adesso che dobbiamo, tutti quanti, trovare
la forza e la lucidità delle proposte migliori.
Non solo la difesa, ovvia, dell'esistente, per quando
riguarda i diritti essenziali delle persone più deboli (persone con
disabilità, anziani, vecchi e nuovi poveri, giovani, disoccupati, donne,
immigrati, e così via), ma anche l'"attacco", ossia la proposta attiva
di pezzetti di riforma possibile, di miglioramento della qualità della spesa, di
individuazione dei percorsi virtuosi, di azzeramento di tavoli di discussione
ridicoli (penso alla Legge Delega sulla riforma dell'assistenza).
Dobbiamo sforzarci, in sostanza, di evitare che
l'agenda di un governo tecnico di emergenza sia dettata solo dagli
euroburocrati che hanno messo in un angolo Berlusconi e soci. Il modo
per farlo è inserirsi attivamente, robustamente, in modo visibile e
forte, in questa fase di ripensamento del welfare, non delegando ai poteri
forti, alla finanza, alle banche, alle grandi imprese, agli opinion makers, che
spesso sono totalmente sprovveduti o addirittura male informati rispetto ai temi
che ci stanno a cuore .
Mi piace immaginare che ci sia un parallelo tra la mia
convalescenza ( Franco Bomprezzi ha avuto un infortunio recentemente da cui si
sta riprendedno) lenta ma costante e la cura ri-costituente di un governo che
dovrà di volta in volta conquistare sui singoli provvedimenti il più vasto e
inedito consenso nel Parlamento e nel Paese. In un certo senso a Roma può
accadere adesso ciò che a Milano si sta sperimentando, fra mille fatiche e
difficoltà, e anche incomprensioni: un'alleanza creativa e operosa fra
la parte più riformatrice della società e la borghesia laica e cattolica che sa
dove mettere le mani e la testa.
In questo modo, se avremo un po' di fortuna, potremo perfino
aver voglia di nuovo di far politica, nel senso più nobile e corretto del
termine.
*Direttore responsabile di Superando.it.
15 novembre 2011
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